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Per i diritti umani in Medio Oriente e Africa del Nord

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Un anno di ribellione

 

"Potranno tagliare tutti i fiori, ma non potranno fermare la primavera" (Pablo Neruda)

Il 2011 è stato un anno senza precedenti per i popoli di Medio Oriente e Africa del Nord. Milioni di persone si sono riversati nelle piazze, giovani e donne in prima fila, chiedendo un cambiamento; sono rimasti nelle piazze anche quando la repressione delle forze di sicurezza diventava più brutale e il numero dei morti nelle strade e nelle carceri aumentava.

Le manifestazioni pacifiche hanno trionfato in Tunisia ed Egitto, anche se a costi umani elevati, portando alla caduta del presidente Zine El-Abidine Ben Ali il 13 gennaio e del presidente Hosni Mubarak l'11 febbraio. In Libia, le proteste non violente hanno lasciato il posto a un conflitto, in cui l'intervento armato internazionale ha fatto pendere l'ago della bilancia contro il regime oppressivo del colonnello Muammar Gheddafi.

La richiesta di diritti e libertà è arrivata in Yemen, dove mesi e mesi di rifiuto ostinato del presidente Ali Adbullah Saleh di dimettersi, nonostante le manifestazioni di massa, hanno esasperato i problemi economici, sociali e politici. In Bahrein, quella richiesta ha scosso le fondamenta del secolare potere della famiglia Al Khalifa. Nel frattempo, la Siria è finita nel baratro della guerra civile, dopo che il presidente Bashar al-Assad ha risposto alle proteste pacifiche con una brutale repressione. Le persone sono scese nelle strade in molti altri paesi, tra cui Algeria, Arabia Saudita, Giordania, Iran, Iraq e Marocco.

Mentre le proteste davano voce alle tantissime persone che per lungo tempo non hanno avuto diritto alla parola e portavano sotto i riflettori le migliaia di rifugiati, richiedenti asilo che cercavano di arrivare in Europa per trovare un rifugio sicuro, la comunità internazionale non ha agito in modo tempestivo, efficace e coerente per proteggere i diritti umani e gli interessi delle popolazioni della regione.

L'eccezionale richiesta di diritti e libertà non può essere né dimenticata né tradita.

Dove i regimi sono caduti occorre un cambiamento vero, con profonde riforme che impediscano il ripetersi delle violazioni dei diritti umani del passato e chi le ha commesse od ordinate deve essere chiamato a risponderne. Dove invece sono ancora in corso le proteste, la repressione deve essere fermata.

per il rapporto "UN ANNO DI RIBELLIONE!" clicca sopra il titolo

 

 


 

 

 
 

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